Culture parfum

Diventare Profumiere: un mestiere raro tra scienza, arte e memoria

Scopra come diventare profumiere: formazioni, scuole rinomate, competenze olfattive e realtà di un mestiere raro tra scienza e arte.

Un mestiere che non si improvvisa

Il profumiere — che l'industria designa spesso con il termine "naso" — occupa una posizione singolare nel mondo della creazione. Né chimico puro, né artista nel senso romantico del termine, si muove tra rigore formulativo e sensibilità estetica in un equilibrio che pochi riescono a mantenere nel tempo. Si stima che oggi esistano meno di 500 profumieri professionisti riconosciuti nel mondo, una cifra che dice molto sulla rarità di questo know-how.

Contrariamente a quanto lasciano credere certe rappresentazioni popolari, il profumiere non lavora immerso in una nuvola di ispirazione spontanea. Passa anni a memorizzare centinaia di materie prime, a comprendere i loro comportamenti chimici, le loro evoluzioni nel tempo, le loro interazioni con la pelle. È un apprendimento lungo, esigente, che assomiglia più a quello di un musicista classico che a quello di un pittore en plein air.

Le vie di formazione: dall'ISIPCA a Givaudan

Non esiste un percorso unico per diventare profumiere, ma alcune istituzioni rappresentano punti di riferimento assoluti nel settore. L'ISIPCA, fondata nel 1970 a Versailles per iniziativa di Jean-Jacques Guerlain, resta una delle scuole più rispettate in Europa. Ogni anno forma un piccolo numero di studenti in profumeria, cosmetica e aromi alimentari, in un percorso che unisce corsi teorici e stage in azienda.

Sul fronte delle grandi case di materie prime, colossi come Givaudan, Firmenich, IFF o Symrise hanno sviluppato propri programmi interni di formazione, talvolta soprannominati "scuola dei nasi". Questi percorsi interni durano generalmente dai cinque ai sette anni e costituiscono una via d'accesso diretta all'industria. È proprio in Givaudan che si è formato Alberto Morillas, uno dei profumieri più prolifici della sua generazione, a cui si devono, tra l'altro, Eternity di Calvin Klein e Flower di Kenzo.

Memorizzare per creare: l'educazione olfattiva

Alla base di ogni formazione in profumeria si trova un esercizio apparentemente semplice ma faticoso nella pratica: annusare, identificare, memorizzare. Uno studente profumiere inizia imparando a riconoscere alla cieca centinaia di materie prime naturali e sintetiche, dalla rosa di Maggio assoluta ai muschi macrociclici di sintesi. Questa biblioteca olfattiva interiore, che i professionisti chiamano talvolta la "palette", è il primo strumento di lavoro del profumiere.

La memoria olfattiva umana è al tempo stesso potente e fragile. Alcuni ricercatori hanno dimostrato che un odore associato a un ricordo emotivo forte può restare accessibile per decenni, ma che la distinzione fine tra due materie simili — due varietà di vetiver, ad esempio, o due aldeidi — richiede un allenamento regolare e metodico. Gli allievi profumieri passano così ore ad annusare mouillette, a scrivere descrizioni, a discutere di nuance che i loro conoscenti semplicemente non percepiscono.

La formazione in numeri e in anni

Un percorso completo per diventare profumiere dura raramente meno di cinque anni, e spesso molto più. Una formazione iniziale di tipo bachelor in chimica, biologia o cosmetologia costituisce generalmente la base preliminare. Seguono poi uno o due anni di specializzazione in una scuola di profumeria, quindi anni di pratica in azienda sotto la supervisione di un profumiere esperto. Questo apprendistato informale, erede di una lunga tradizione artigianale, resta determinante nella trasmissione del know-how.

Il percorso di Françoise Caron, profumiera in Firmenich per quasi trent'anni, illustra bene questa particolare temporalità. Formata inizialmente in chimica all'università, entra in Firmenich alla fine degli anni '70, dove passa diversi anni a imparare le materie prime prima di firmare le sue prime composizioni autonome. Solo negli anni '90 ottiene un riconoscimento pubblico, in particolare con Pleasures di Estée Lauder nel 1995. La discrezione e la pazienza sembrano quasi inerenti a questo mestiere.

Profumiere in casa o profumiere indipendente: due realtà distinte

Una volta formato, il profumiere può esercitare in due ambienti molto diversi. Il profumiere di casa, o profumiere "interno", lavora all'interno di un grande marchio — Chanel, Hermès, Guerlain — con un team dedicato, un accesso diretto agli archivi olfattivi della maison e una relazione stretta con i team creativi e marketing. Jean-Claude Ellena, che ha occupato il ruolo di profumiere esclusivo di Hermès dal 2004 al 2016, rappresenta una forma rara e invidiata di questa configurazione.

Il profumiere che lavora per una società di composizione — i fornitori di materie prime come Mane o Robertet — opera invece in un contesto molto diverso. Risponde a brief provenienti da marchi clienti, lavora su più progetti simultaneamente e deve conciliare vincoli di budget, normative IFRA ed esigenze estetiche talvolta contraddittorie. È un esercizio di traduzione permanente tra il linguaggio dei marchi e il linguaggio delle molecole. Infine, il profumiere indipendente, figura in ascesa dagli anni 2000 con lo sviluppo della profumeria artigianale e niche, dispone di una maggiore libertà creativa ma si assume da solo l'intera catena, dalla formulazione alla diffusione commerciale.

Ciò che l'industria non insegna davvero

I programmi di formazione trasmettono la tecnica, la chimica, la normativa e la memorizzazione delle materie prime. Ma i profumieri esperti concordano spesso sul fatto che una parte essenziale del mestiere si acquisisce altrove: nei viaggi a contatto con i produttori di materie prime, nella frequentazione delle arti — musica, letteratura, arti plastiche — che arricchiscono il vocabolario sensibile, negli scambi con altri creatori. Dominique Ropion, uno dei profumieri francesi più riconosciuti, sottolinea regolarmente l'importanza dell'architettura e della composizione musicale nel suo modo di costruire un profumo.

Diventare profumiere significa dunque accettare una formazione che non si conclude davvero mai. Le materie prime evolvono, le normative si modificano, le tendenze olfattive si spostano. L'industria del profumo stessa attraversa un periodo di profonda trasformazione, con l'ascesa delle materie biosintetiche, lo sviluppo degli strumenti di intelligenza artificiale nella formulazione e una domanda crescente di trasparenza sulle composizioni. Il profumiere di oggi deve muoversi in questo ambiente in costante movimento, mantenendo intatto ciò che costituisce l'essenza del suo mestiere: una relazione intima, quasi fisica, con gli odori del mondo.